Il coraggio di scegliere

Il coraggio di scegliere
Photo by Gemma Chua-Tran on Unsplash

Ho paura. Paura perché non so cosa c’è sotto, perché posso farmi male, perché non l’ho mai fatto. Sono queste le frasi che mi ripetevo quando tempo fa feci una cosa semplice, per tanti banale: tuffarmi da una roccia. L’altezza (quella oggettiva, sia chiaro) non era molta, anzi per i più ridicola; ma per me quell’altezza rappresentava una grande sfida, ed era quello che mi bastava.

Ero lì sopra, godevo di una vista meravigliosa, un mare paradisiaco sotto e il sole sulla pelle. Da giù gli altri, che a turno avevano già affrontato il salto senza alcun problema, mi incitavano a farlo. Mille pensieri correvano nella mia testa ed un misto di adrenalina e paura mi immobilizzavano. Dovevo solo scegliere cosa fare, se restare lì a godermi il bello di quello che avevo, oppure cambiare ed andare. In fin dei conti, sapevo che era cosa da poco conto, eppure il ‘lasciarmi andare’ sembrava non essere stato mai così difficile.

Quante volte ci troviamo davanti ad una scelta da prendere, e restiamo lì fermi nell’incertezza? O tergiversiamo per non arrivarci nemmeno al momento di quella scelta così affascinante, ma allo stesso tempo così paurosa?

Sappiamo che ‘buttarsi’ potrebbe essere qualcosa di vantaggioso per noi, eppure quel blocco non riusciamo a superarlo. Le gambe possono rimanere ancorate al suolo, tremanti a lungo e forse inficeranno sul nostro salto.

Ma questo non ci rende sciocchi, né immaturi. Questo succede perché il vuoto fa paura. E il nostro corpo e la nostra mente tendono fisiologicamente a difendersi e il risultato è che ci mostriamo titubanti ed incerti. 

Spesso, però, la paura ci confonde: ci impedisce di vedere bene cosa possiamo scegliere, oppure ci ferma dal saltare. Ed il mancato salto genera frustrazione, insoddisfazione, rabbia e sfiducia in noi stessi. Perchè dopotutto ciò che abbiamo immaginato, sta già esistendo dentro di noi perché, per dirla con Picasso, “se puoi immaginarlo, è reale”.

E allora non esitiamo troppo a lungo. Custodiamo il nostro fisiologico bisogno di difesa, ma alleniamoci anche a saltare, a prendere le distanze dalle nostre paure

Perché l’acqua sotto è meravigliosa. Ma soprattutto il salto verso l’acqua, quel vuoto sotto il corpo e sotto la mente, saranno un fondamentale momento per scoprirsi.  Anche se abbiamo già saltato altre volte e pensiamo di non doverlo più fare, la vita ci mette sempre di fronte a nuove persone, nuovi lavori, nuove situazioni o nuove città dove trasferirsi. E allora la scelta è nostra. Buttarsi o restare fermi? 

Tempo fa una persona mi ha confidato di non farcela a buttarsi nel vuoto; aveva molta paura di lasciare ciò che aveva e di fare male alle persone care per una scelta relazionale che riteneva “egoistica”. Io non so se quella scelta l’abbia mai più presa, ma forse non si rendeva conto di fare male a se stesso, di tradire la propria voglia di volare, nessun altro. Quindi l’invito lo faccio con un’azione: io dalla roccia mi sono buttata, ho capito di potercela fare e di poter avere coraggio. Proprio quel coraggio che dal latino deriva da cor, cuore: perché anche il coraggio è in fondo una questione di emozioni.

Ho ancora paura e non è detto che io lo faccia di nuovo, ma ora so che perdersi nel vuoto mi ha aiutato a stare nel mezzo della pienezza.

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